Mappamondo di Fra Mauro

Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana

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Non cesserà mai di stupirci, il Mappamondo di Fra’ Mauro, per le molteplici valenze storiche, scientifiche, comunicative che esprime: per il suo essere formalmente l’ultima delle mappaemundi di tradizione medievale, nelle quali la rappresentazione dello spazio si faceva manifestazione dell’ordine divino, e una delle prime carte dell’età moderna, che hanno come scopo la definizione scientifica dello spazio geografico. Piero Falchetta, bibliotecario della Marciana, ricostruisce con questo libro, coniugando il rigore scientifico con una brillante esposizione, la storia di un manufatto affascinante, non a caso prodotto nella Venezia del Quattrocento.


Maurizio Messina, Direttore della Biblioteca Nazionale Marciana

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Riproduzione in facsimile del Mappamondo di Fra Mauro.


Il Mappamondo di Fra Mauro è generalmente indicato come uno dei più importanti documenti della cartografia europea, in quanto espressione grandiosa di quel particolare intreccio di nozioni, idee e tradizioni che caratterizzarono la cultura geografica del mondo occidentale nel momento del passaggio dal Medio Evo all’Età Moderna.


Composto da Mauro, monaco del monastero di San Michele di Murano di Venezia, il planisfero risulta infatti essere la sintesi di innumerevoli saperi e conoscenze che furono vagliati e filtrati nel corso di un lungo lavoro fino a comporre un’immagine del mondo che, nelle ambizioni dell’autore, doveva rappresentare il punto più avanzato della rinnovata scienza geografica dell’epoca. L’opera costituita da un disco centrale di 190 cm di diametro, contenente la figura del mondo prima della scoperta delle Americhe e delle grandi navigazioni oceaniche; l’immagine orientata con il sud in alto, è commentata da quasi 3000 iscrizioni con nomi di luogo, note storico-geografiche e notizie diverse. Tale massa di informazioni è derivata tanto da fonti classiche e post-classiche ( quali ad esempio Plinio, Pomponio Mela, Solino, Tolomeo), quanto da testimonianze dirette di viaggiatori sia noti (Marco Polo, Nicolò de’ Conti) che anonimi, e inoltre da documenti cartografici di varia natura, quali ad esempio le carte nautiche portoghesi e i disegni topografici che Mauro ebbe dalle mani di alcuni religiosi africani incontrati probabilmente a Venezia al principio degli anni Quaranta.

La raffigurazione geografica, rinchiusa entro una cornice dorata, è inserita in una seconda cornice quadrata all’interno della quale, ai quattro angoli, vi sono tre diagrammi cosmologici accompagnati da lunghe didascalie dedicate al sistema aristotelico – tolemaico dell’universo, agli elementi, alle maree, all’abilità delle terre e da una rappresentazione del Paradiso Terrestre attribuita a Leonardo Bellini.


L’esecuzione dell’opera ebbe avvio in data imprecisata, a seguito di una commissione ricevuta dalla corona portoghese databile, forse, fin dai tempi della visita a Venezia (1428) dell’infante Don Pedro, che resse poi il trono di Lisbona fra il 1439 e il 1448 .

L’aggiornamento dei contenuti storici e geografici non va comunque oltre il 1447-1448, e si presume possa essere intervenuta una sospensione nella realizzazione dell’impresa, dovuta forse anche alla morte del committente e alla conseguente interruzione del pagamento delle somme necessarie a realizzarla. I libri contabili del monastero annotano una ripresa di tali pagamenti e conseguentemente, dei lavori nel gennaio del 1457, in concomitanza con la missione diplomatica a Venezia di João Fernandes da Silveira, incaricato di verificare la disponibilità delle corti europee ad appoggiare il progetto del papa Callista III per la conquista di Costantinopoli, caduta in mano turca nel 1453.


Nella primavera del 1459 il mappamondo fu completato e quindi affidato alle mani del patrizio veneziano Stefano Trevisan affinché questi lo consegnasse al committente, accompagnandolo fino a Lisbona. Tuttavia non si registra più nessuna traccia, né documentale né culturale, della presenza del planisfero in terra portoghese, al punto di rendere lecita l’ipotesi che la tradizione dei due mappamondi, quello affidato al Trevisan e quello conservato alla Marciana, debba essere riconsiderata anche alla luce di alcuni elementi compositivi  piuttosto contraddittori, tenendo conto dei quali è assai difficile spiegare l’esistenza di un secondo mappamondo. L’opera contiene infatti alcuni importanti errori geografici, in particolare nella regione asiatica, e numerose inaccuratezze di esecuzione, le quali avrebbero ben potuto causarne il rigetto da parte della committenza, Il mappamondo sarebbe perciò rientrato a Venezia dove, dotato di un adeguato supporto e rifinito nella decorazione, fu conservato da allora in poi.

La prima sistemazione fu all’interno della chiesa del monastero di San Michele di Murano; pochi anni dopo, a seguito dei lavori di ricostruzione dell’edificio (1469-1477), fu spostato in un locale attiguo, da allora denominato “il mappamondo”; infine, dal 1655, venne esposto all’interno della biblioteca del monastero, dove rimase fino al 1811. I decreti di soppressione dei monasteri e conventi emanati dal governo napoleonico dopo la caduta della Repubblica avevano infatti prescritto anche l’alienazione di gran parte dei loro patrimoni; alcune opere di pregio particolare, fra le quali il mappamondo, poterono tuttavia essere sottratte alla spoliazione. L’azione dell’abate Jacopo Morelli, bibliotecario marciano, fu in tal senso efficace, e il planisfero potè essere destinato alla Biblioteca, alla quale fu trasportato con una “peatta” nel maggio di quell’anno.

Breve fu però il suo soggiorno nell’antica Libreria Sansoviniana; l’intera Biblioteca fu infatti trasferita per ordine vicereale nelle stanze del Palazzo Ducale, dove rimase fino al 1904, quando potè essere ricollocata nell’edificio della Zecca. Il mappamondo non potè però rientrare in Marciana fino al 1924, quando il palazzo della Zecca e quello della Libreria furono riuniti a formare la moderna Marciana. In quell’anno, l’allora competente Ministro della Pubblica Istruzione, a scioglimento di una lunga disputa fra la Biblioteca e il Museo Archeologico sulla proprietà dell’opera, ne definì l’acquisizione alla Marciana.

 

Piero Falchetta, Il catalogo “San Michele in Isola-Isola della conoscenza”, Torino UTET, 2012



CARATTERISTICHE TECNICHE PER LA RIPRODUZIONE IN FACSIMILE DEL PLANISFERO DI FRA MAURO

 

DIGITALIZZAZIONE

Le acquisizioni digitali sono state condotte mediante l’utilizzo di un corredo di ripresa specifico, composto da un sensore digitale di grande formato da 50 milioni di pixel per fotogramma.

Si è operato a distanza di 100 cm dal planisfero per mezzo di idoneo sistema di posizionamento appositamente realizzato presso la nostra officina di Bologna.

Nell'ambito di questa operazione sono stati realizzati 75 fotogrammi da 470 Mbite cadauno successivamente composti in un unico file da 35 Gigabyte di dati.

Tutto questo porta ad un altissima definizione che si traduce in una risoluzione di 800 dpi.

 

CONTROLLO CROMATICO

Una particolare attenzione è stata  attribuita alla fedeltà cromatica della nostra riproduzione, rilevando le composizioni cromatiche direttamente dall’originale per mezzo di uno spettrofotometro linearizzato con tutto il resto delle nostre attrezzature  e dei media presso i nostri laboratori (monitor, carta, inchiostri e stampanti).

 

SCELTA DELLA CARTA

Carta ecologica di cotone da 220 gr, trattata con solfato di bario per il coating. Ciò permette una resa estetica notevole con risultati di altissima qualità, specifica per riproduzioni fine art.

 

STAMPA

Stampate con la sofisticata tecnica Ink Jet Fine Art a 12 colori e 2400 dpi

 

DECORAZIONE

Oro in foglia applicato a mano

 

CORNICI

Le cornici sono realizzate da massello in essenza di larice.

Lavorazioni:

- Applicazione manuale dei fregi in essenza di faggio, precedentemente lavorati al tornio

- Gessatura: con una preparazione di un fondo di gesso (chiamato gesso di Bologna)

- Levigatura

- Applicazione del bolo

- Patinatura dell’oro in foglia

- Invecchiamento