Selezione di carte tratte dal Breviario di Ercole I D'Este. 

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Carta 7 recto

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Incipit: “In nomine sanctissime et/individue trinitatis pa/tris et filii et spiritus sancti amen

Incipit ordo Breviarii secundum/consetudinem romane curie. In/primo sabbato de adventu domi/ni”.

Iniziale F, nella colonna di scrittura interna, che rappresenta San Paolo nimbato a mezza figura, corrispondente alla figura del santo miniata nella pagina accanto, con la spada nella mano destra, mentre con la sinistra regge un libro aperto che sta leggendo.

Fratres/scientes quia hora est iam nos/de somno surgere: nunc autem/proprior est nostra salus quam cum/credidimus”. Sono le parole, tratte dalla Lettera di Paolo ai Romani, cap. 13, v. 11, con le quali inizia il Breviario.

Le due colonne di scrittura, separate nell’intercolumnio da uno stelo miniato a candelabra, sono inquadrate in un grande fregio rinascimentale, quadripartito che contorna tutta la pagina, miniato con fondo nero punteggiato d’oro, sul quale spiccano a profusione fiori, perle, cammei, uccelli, levrieri, aquile, mostri e mascheroni.

I due bordi laterali sono miniati con un motivo a candelabra.

Il fregio del lato interno porta al centro un tondo con una targa sul quale è scritto IMS, in alto un piccolo stemma con l’aquila di Rovigo e, in basso, un piccolo cammeo con la testa, forse, di Alfonso.

Il fregio laterale esterno presenta al centro un medaglione con la figura di un profeta con turbante e in basso, sul bordo di un vaso, è ripetuto, in dimensioni più piccole, il cammeo con il busto di profilo del bordo interno.

Il fregio in alto porta al centro il medaglione nel quale è rappresentata la Madonna a mezzo busto con manto azzurro, con braccia incrociate sul petto mentre legge un libro appoggiato su un leggio. La figura è volta a sinistra e fa pendant con l’angelo dell’Annunciazione raffigurato nella pagina di Zagabria, posta a fronte.

Il fregio in basso, più largo, porta due tondi ai lati esterni.

- in quello di sinistra è raffigurato l’apostolo Paolo nimbato mentre da un pulpito

predica alla folla.

- in quello di destra la decapitazione di San Paolo inginocchiato davanti al

carnefice.

Carta 26 verso

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Iniziale C che rappresenta la Natività di Gesù.

(“Oratioin nativitate Domini:Concede que/sumus omnipotens deus ut nos/unigeniti tui nova per carnem na/tivitatis liberet”).

Le due colonne di testo sono inserite in una pagina totalmente miniata con lo stemma di Rovigo e con emblemi di Ercole I (anello diamantato) e di Alfonso I (la granata “ignivoma” e le frecce legate da un nastro).

Carta 29 verso

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Iniziale D raffigura la presentazione di Gesù al tempio in braccio alla madre, seguita da S. Giuseppe e dalle ancelle.

(“in vigilia nativitatis”: “Deus qui salu/tis eterne beate marie virginitate /secunda humano generi premia/prestitisti …”).

Le due colonne di testo divise dal solito stelo miniato nell’intercolumnio sono, inserite in una pagina interamente miniata con spiraline d’oro intrecciate, con fiorellini stilizzati e con emblemi di Alfonso I il cui nome appare in alto, al centro, in forma abbreviata: “ALFONSO.D.FER.”. Sulla colonna di sinistra, al centro, è posto l’emblema dei tre rami con foglie verdi circondati dalle fiamme. In basso, a sinistra, figura la granata svampante e al centro, in basso, il castello con tre torri avvolto dalle fiamme.

Carta 33 verso

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Iniziale D che rappresenta l’Adorazione dei Magi.

(“in Epiphania Domini”:Deus qui ho/dierna die unigenitum tuum gen/tibus stella duce revelasti”).

Le due colonne di scrittura, divise nell’intercolumnio da uno stelo centrale a candelabra, sono circondate da una pagina miniata pure a candelabra con fiori stilizzati e foglie su fondo aureo.

Al centro della colonna esterna è posto l’emblema di Alfonso I che rappresenta la mano tra le fiamme che sorregge la F e, al centro in basso, figurano le armi di Ercole I caricate delle chiavi papali.

Carta  121 verso

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Le due colonne del testo sono inserite in una pagina inquadrata da un largo fregio marginale miniato con motivo a candelabra ai due lati e in alto nel quale sono inseriti cammei e trofei. Nel margine alto, al centro, figura l’emblema delle frecce spezzate e

legate insieme, appartenente ad Alfonso I.

In basso, in un riquadro al centro, è raffigurata la Maddalena inginocchiata davanti a Gesù. Ai due lati cammei, perle e trofei. Nel margine esterno due profeti in piedi sotto due semi-archi.

Iniziale D che rappresenta Gesù che sorge dal sepolcro portando in mano lo stendardo con la croce. Due soldati giacciono atterriti ai piedi del sepolcro.

(“Oratio” “Noli me tangere in vigilia Pascae”: “Deus qui hodi/erna die per unigenitum tuum”).

Carta 122 recto

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Simile alla precedente e a fronte di quella cui fa pendant. Le due colonne di scrittura divise dal solito stelo miniato nell’intercolumnio, sono inserite in un largo fregio marginale che, nella parte inferiore, include cammei con testa di imperatori e trofei e un riquadro centrale che illustra la Cena di Emmaus.

Al centro del margine superiore figura l’emblema Alfonsino dei tre rami con foglie tra le fiamme. Sul margine esterno destro sono posti due profeti in piedi sotto due semi-archi.

Carta 139 verso

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Le due colonne di testo, divise dal solito stelo nell’intercolumnio con motivo a candelabra, sono inserite in una pagina circondata da un largo fregio marginale, più ampio sulla sinistra, nel quale figurano in basso, ai due lati, l’emblema di Ercole rappresentato da due sfingi alate con il corpo di pantera, e al centro, in una nicchia, l’arme di Rovigo, ai cui lati sono due scene con putti danzanti.

Sul lato destro esterno del fregio figurano sirene, putti, un profeta in un tondo e due marmi con iscrizioni che si riferiscono alla Resurrezione: “VENI ET B/ENEDICTI PATRIS/MEI/”, “PERCIP/IE REG/NUM QUOD/ PART UM/ EST”.

Sul margine sinistro interno più sottile, al centro, è posto l’emblema di Alfonso I, rappresentato dal braccio che esce dalla fiamma e regge la F e due marmi in cui figurano due iscrizioni con il nome di Ercole mutato in quello di Alfonso: “AFON/SUS

(sic) / DUX” e “SECU / NDU / S!” [sic]

E’ chiaro che il numero si riferisce al “secondo” duca di Ferrara, ma a seguito della variazione apportata appare errato sia perché si tratterebbe di Alfonso I, sia perché questi sarebbe il terzo duca estense.

Nel margine alto, al centro, l’emblema di Alfonso con tre rami circondati dalle fiamme e sui due lati putti, nereidi e mascheroni.